“”il ritorno del traccio”” by Anthony Chretien + Guy Bettini

THE EXHIBITION:

Under the gaze of the audience that is following the performance on a live video feed, the performer Anthony Chretien, using charcoal, draws his works on the canvas below him, while his feet are slowly eroding the image he is creating. This is not a new practice: many artists before him have publicly destroyed their works. Creation and destruction become one unified act. Though not implicit, this work reminds us of the Buddhist monk’s destruction of their elaborate mandalas. These elaborate and meticulously created images are destroyed upon completion.

The world does not suffer for the destruction of one work, but there is a clear uneasiness that is felt in watching the destruction of an artwork, especially one that uses images. It is though, somewhere deep within us, there exists an ancient and pervasive resistance to iconoclasm. The physical gesture of the artist thrashing at the canvas is lived as an act of furor, self-mutilation, annihilation; one that is more impotent than potent, one that has taken form and place, which has been– as is taught by the neurosciences – and has left a trace. Every action is recorded digitally by the video camera ; the work then passes from canvas to video. The artist, Chretien’s act of erasing and destruction does not exist, it is enacted but it does not, in actuality, happen. The creation and subsequent erasure are thus only a part of the work. The work is completed in its duplication. The final product is a work of video art.

For this work the artist, Chretien has collaborated with the musician Guy Bettini, who accompanies and follows the work with a composition that he has elaborated from the sounds he has extracted from the work itself. Bettini elaborates his musical composition in real time, capturing, amplifying, modulating and condensing the sounds that are captured by the microscopic microphone attached to the wrist of the artist. The sounds produced are those of the movements of the charcoal and artist across the large canvas stretched on the floor. The software used by Bettini allows him to stock the sounds he captures and use and reuse them throughout the musical composition. This produces a “ritorno del tracciato”, (a revisiting of the traces from the past) : past sounds created from the trace of a movement are mixed with those that proceeded it, they return amplified, elaborated and modulating. They overlap the sounds, that produced by the artist in the present, are mixed with those of the past. The recorded sounds do not allow the drawing to elude us. No sounds goes unregistered and each returns enveloping and embracing the visual composition with a product of its own making.

What is there to say of a work that, in its own undoing, finds its form? Art does not necessitate our comprehension to exist, yet as in any human undertaking the desire to be understood can not be eluded. It cannot escape the external discourse that seeks to make of it a object of reflection and contemplation. Art is not but art alone, it is the world; an object in the middle of things; an act amidst actions. This work calls into question the significance of an artistic experience such as that proposed by Chretien and Bettini, a work that is at once creating and destroying, that in an effort to elude permanence, stages its own elimination.

Chretien disegna con il carboncino le sue opere e poi, sotto gli occhi degli spettatori che lo seguono in ripresa video, le cancella con i piedi, ne fa scempio. Non è una prassi nuova: molti artisti prima di lui hanno distrutto pubblicamente le loro opere. Creazione e distruzione fusi in un unico atto. La prassi può richiamare alla mente la distruzione rituale del mandala attuata dai monaci buddisti al termine di una laboriosa creazione, ma il riferimento appare decisamente anodino.
Il mondo non soffre oltremodo per un lavoro dato alle fiamme, ma forse nel disagio che suscita in noi la distruzione di un’opera, in particolare se fatta di immagini, si manifesta una resistenza, un’antica e assai radicata avversione all’iconoclastia e ai suoi deliri. Il gesto dell’artista che squarcia la tela è vissuto come furore, automutilazione, annientamento più impotente che potente di qualcosa che ha preso forma, che comunque è stato, ha avuto luogo e – così insegnano anche le neuroscienze – ha lasciato una traccia.
Nell’azione artistica di Chretien la distruzione o cancellazione non ha propriamente luogo; è solo simulata o messa in scena, ma non avviene veramente. Tutta l’azione è videoregistrata, talché l’opera trapassa dal piano della tela a quello della registrazione digitale. La creazione e la cancellazione sono quindi solo una parte: l’opera è completata dalla sua duplicazione, che per così dire ne fa un pezzo di videoarte.
Ma Chretien non lavora da solo. È coadiuvato da un altro artista, il musicista Guy Bettini, il quale lo segue o meglio lo insegue con una composizione che ricava dall’opera stessa. Bettini elabora la colonna sonora in itinere, registrando, amplificando, modulando e condensando i suoni catturati da un microfono microscopico applicato al polso di Chretien. Sono sostanzialmente i rumori prodotti dal carboncino e dai movimenti dell’artista sulla platea ove è stesa la grande tela. Il musicista compone la traccia impiegando un software che gli permette di stoccare e richiamare in ogni momento i suoni registrati sin dalle prime battute della performance. Ciò produce il “ritorno del tracciato”: suoni passati, di tracce precedenti, che ritornano amplificati, infittiti e rimodulati, e che vanno a sovrapporsi ai rumori attuali prodotti da Chretien nell’atto di disegnare. Si potrebbe dire che il suono non dà scampo al disegnato. Ogni traccia sonora è ripresa e in qualche modo riproposta, talché la composizione visiva è come braccata dai suoni che ha appena prodotto, cioè da se stessa.
Che dire di un’opera siffatta, o meglio così realizzantesi? L’arte non necessita di spiegazioni per essere fruita, eppure come ogni fare dell’uomo non sfugge all’esigenza di essere compresa, o quantomeno non può sottrarsi agli abbracci dei discorsi che, dall’esterno, la considerano, ne fanno un oggetto di riflessione. L’arte, d’altro canto, non è solo arte, bensì è anche mondo; è cosa fra cose, azione fra azioni. La riflessione filosofica, sin di suoi albori, si situa o installa proprio in questa zona di transito, appunto, fra arte e mondo. Una domanda da porre di fronte a esperienze artistiche come quella di Chretien e Bettini, pertanto, è come si pone nello spazio, nei territori delle nostre vite, un’opera che non vuol durare, che si crea e si cancella, che come detto mette in scena o forse solo simula la propria sparizione.
Di questo, dopo la performance, parlerà il filosofo svizzero Raffaele Scolari, autore di saggi sulla realtà territoriale contemporanea – ma non con la vecchia pretesa della filosofia di dire la verità dell’arte, bensì, molto più modestamente, con l’intento di mostrare alcune corrispondenze o isomorfismi fra il fare arte e il fare territorio nella nostra epoca.

La “bi-personale” di Chretien e Bettini è completata da alcune opere che i due artisti hanno realizzato individualmente.

THE ARTIST:

EXHIBITION OPENING:

EXHIBITION DETAILS:

OPENING:

September 30, h. 7 pm

DATES:

September 30 - November 5, 2011
mon-fri 12:00 am – 10:00 pm - free entrance

SPACE:

ADDRESS:

SRISA Gallery of Contemporary Art
Via San Gallo 53/R, 50129, Florence Italy

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