“Everything will be wonderful someday!” by Marco Raparelli

THE EXHIBITION:

The show consists of unpublished videos and site-specific painting interventions that aspire to change the perception of the exhibition space and the welcoming and meeting areas of the school seen everyday by the students. In this way a space is created that also suggests a reflection on what renders a personal/private space and a collective/public space. As Lorenzo Bruni observes in his writing: The title of Marco Raparelli’s project Everything will be wonderful someday!, with it’s ungrammatical English reminds us of the urgent necessity to communicate, typical of the writings left in the streets of all urban centers around the world. The phrase emphasizes not only a momentary state of the mind but is also an exhortation for the future, which regards all of the collective thinking that goes beyond a certain type of ‘buonista’ philosophy found in the saying “take life as it comes.” “Everything will be wonderful someday” is a paradox that questions why things should be wonderful. The true subject of this exhibition – consisting of a completely designed atmosphere of wall drawings and of video animations inserted into specific contexts – is the moment of anticipation and waiting. Waiting in this case, however, means to desire, to evoke or search for something, an anticipation of a future both social and personal. This atmosphere in which the artist emerges the spectator, is created by a uncompromised comparison between two totally different environments. The first is a series of life sized wall drawings in the gallery. These drawings are of an imaginary and somewhat stereotypical image of an intimate home environment, a little spider, the dishes in the sink, a window that opens out on to the sky, the slightly dirty curtains all recall an idea of a home that is protected and separated from the world. In this case, this intimate space is empty. There are no humans but only traces of life or faraway memories of them. The other space is a public area typically used by the students of the school. It is within this context that the artist thought to insert a “presence.” In fact, his new video animation “presents” instead of representing the vicissitude of a slender, hairy man without characteristic traces that distinguish him from others rendering him in all respects the “average man,” to cite Pier Paolo Pasolini who used this term to reflect on the new forms of communication and subterfuge used by those in power. This “man” does nothing in particular – he sits, drinks, yawns, scratches himself. He appears to be waiting, but waiting for what? The television, in this image would typically represent the idea of someone isolated from the world, but the phantom object, which should be in front of him, now is clearly absent. We find ourselves in its place, “we” the public, the people, the individual visitors are real. We are waiting for a future dialog and fortunately we are not distracted by the question of “what” will be discussed but are drawn to the more important question of “why” it is imperative.

La mostra è costituita da video inediti e interventi di pittura site-specific che punteranno a cambiare la percezione dello spazio espositivo e delle aree di accoglienza e di ritrovo della scuola vissute quotidianamente dagli studenti, creando così un luogo nuovo che suggerisca anche una riflessione su cosa rende uno spazio privato/personale e cosa uno spazio collettivo/pubblico. Come osserva Lorenzo Bruni nel suo testo: “Il titolo del progetto di Marco Raparelli Everything will be wonderfull someday!, con il suo inglese sgrammaticato rimanda ad un’esigenza impellente di comunicare, tipico delle scritte lasciate per le strade di tutti i centri urbani del mondo. La frase evidenzia non solo uno stato d’animo momentaneo, ma è anche un’esortazione per il futuro che riguarda tutta la collettività e che va al di là di un certo tipo di filosofia “buonista” racchiusa nel motto “prendi la vita come viene”. “Tutto sarà un giorno meraviglioso” è un paradosso che tenta di fare il punto su cosa e sul perché dovrebbe essere meraviglioso. Il vero soggetto di questa mostra, costituita da un ambiente completamente disegnato, da frasi sulle pareti e da video-animazioni inserite in contesti ben precisi, è il tempo dell’attesa. Attendere in questo caso però vuol dire desiderare, evocare o cercare qualcosa, sia che si tratti di un futuro sociale da creare o quello del singolo soggetto. Questa condizione in cui l’artista immerge lo spettatore è realizzata da un confronto senza mezze misure tra due ambienti totalmente differenti.

Il primo è lo spazio di un’intimità stereotipata quanto fantastica realizzata a disegno a dimensioni reali sulle pareti dello stesso spazio espositivo. Un ragnetto, le stoviglie nel lavello, una finestra che si affaccia sul cielo, le tende un po’ sporche si fanno scenario e sintesi di un certo tipo di idea di casa, di luogo protetto e separato dal mondo. Questo luogo intimo in questo caso è vuoto. Non vi sono persone umane ma solo le tracce vive o ricordi lontani di loro. L’altro ambiente è quello pubblico e usato normalmente dagli studenti e proprio in questo contesto l’artista ha pensato di inserire una “presenza”. In effetti la sua nuova video animazione “presenta” invece di rappresentare le vicissitudini di un uomo, snello, peloso e senza tratti caratteristici che lo distinguano dagli altri rendendolo a tutti gli effetti l’“uomo medio” più volte citato da Pier Paolo Pasolini nei suoi interventi relativi alla riflessione sui nuovi mezzi di comunicazione adottati dal potere. Questo “signore” non fa niente di particolare, il suo stare seduto, bere, sbadigliare, grattarsi è indice di un’attesa, ma attesa di cosa? Il fantomatico televisore, sempre presente in questo tipo di immaginario di persona isolata dal mondo, che dovrebbe essere di fronte a lui adesso è evidentemente assente. Al suo posto idealmente ci siamo noi, ovvero il pubblico, i cittadini, i singoli visitatori del reale. La quarta parete è stata nuovamente lacerata e al suo posto cosa rimane? Un’attesa di un dialogo futuro che può nascere solo dall’incontro con l’altro. Per fortuna questa attesa non è disturbata dalla domanda di cosa parlerà con l’altro che potenzialmente può incontrare poiché è sostituita da un’altra più impellente, ovvero perché”.

THE ARTIST:

Marco Raparelli (Roma, 1975; lives and works in Rome) is one of the few in Italy that as an artist has used the style typical of comic illustration to create his own personal style and language. His drawings, paintings and animations are rendered with an apparently sketchy line that ultimately depicts subjects in a truer and more concrete way. These subjects do not “represent” but rather they present themselves to the world and for at least a few seconds everyone can be everybody. His characters stand out with all of their happiness “of being” on the screen or on the white background, in which the landscape of a beach, the corner of a street, a restaurant, or a living room is defined by a few lines. We may use “Pina” and her fiancé, frequently recurring characters in the works of Marco Raparelli, as examples, similar to the ideas expressed by the philosophy of Bruno Munari in his “Pensare confonde le idee” (Thinking confuses the ideas), a significant consideration in the work of Marco Raparelliʼs. The world that emerges from his works is a one without a mask, at times melancholy or
cynical, at times more dream-like, the outcome depends only upon the point of view of the spectator and on his approach to the fleeting passage of time.

Marco Raparelli (Roma, 1975; vive e lavora a Roma) è uno dei pochi che in Italia si è confrontato con il disegno di derivazione fumettistica trovando una sua personale cifra stilistica. I suoi disegni, quadri e animazioni sono realizzati con un tratto apparentemente incerto che rende più veri e concreti i soggetti a cui dà dignità di presenza in un mondo in cui tutti possono essere tutti, anche se per pochi secondi. I suoi personaggi si stagliano con tutta la loro felicità “di esserci” sulla tela o sullo sfondo bianco, il cui paesaggio come la spiaggia, lʼangolo di una strada, un ristorante, il salotto è definito da pochi tratti. Tra questi possiamo citare “Pina” o il suo fidanzato, che ritornano in più serie di lavori, come esempi di una filosofia molto simile a quella espressa da Bruno Munari nel suo “Pensare confonde le idee”, titolo significativo per tutto il lavoro di Marco Raparelli. Il mondo che emerge dalle sue opere è un mondo senza “fondo tinta” a volte più malinconico, a volte più cinico, a volte più sognante, ma questo dipende solo dallo sguardo dello spettatore, dal suo modo di soffermarsi più o meno sullʼidea del tempo che passa troppo in fretta.

EXHIBITION OPENING:

EXHIBITION DETAILS:

OPENING:

December 3, h. 7 pm

DATES:

December 3 - January 31,2009- 2010
mon-fri 12:00 am – 10:00 pm - free entrance

SPACE:

ADDRESS:

SRISA Gallery of Contemporary Art
Via San Gallo 53/R, 50129, Florence Italy

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